martedì 1 marzo 2011

Grigi,non è solo il pubblico a mancare...

In attesa del Forum che si svolgerà domani presso la Redazione de "Il Piccolo" dalle ore 18:00, ecco un interessante spunto di dibattito sul perchè il Moccagatta sia poco affollato in questa bellissima stagione ai vertici della Terza Serie.
L'articolo è di Matteo Serra per TuonoNews.It:

Sembra quasi tenere più banco dei risultati sportivi della squadra. E' il discorso presenze sugli spalti del Moccagatta: in una stagione meravigliosa fino a questo momento per il sodalizio di Spalto Rovereto, mai così in alto (sportivamente parlando) da decenni, la città sembra rispondere in maniera quasi apatica ai risultati di una squadra. 1.700 presenze di media sugli spalti, qualcosa in più della scorsa stagione, decisamente meno della vecchia C2 targata Iacolino-Foschi (2.400 presenze medie con picchi di 6.000 con Olbia e Como), e meno anche della D stravinta nel 2008 (2.200). Cosa c'è che non va?
Partiamo da un presupposto: il calcio, più diventa "moderno", più costa. Basti pensare all'inserimento degli steward (pagati dalle società), alle procedure necessarie per l'abilitazione alla vendita dei biglietti nominali e così via. E proprio su questi punti casca l'asino: Alessandria non è l'unica piazza a pagare il calo di spettatori, basti pensare ad esempio a Cremona, dove l'anno scorso al cospetto dei grigi si presentarono circa 4.000 persone, mentre un paio di mesi fa si è fatto fatica a toccare il migliaio. Qualcosa, effettivamente non quadra, e non solo in Alessandria. Il problema relativo alla vendita dei biglietti ha tagliato le gambe a diverse società, e in Alessandria, con le abitudini tipiche dei supporters (per esempio decidere un quarto d'ora prima della partita se andare o meno allo stadio, magari in base al tempo) ci si è trovati spiazzati. "Non vengo a farmi un'ora di coda e a prendere freddo per il biglietto", abbiamo sentito dire da alcuni tifosi (e infatti le code per prendere i biglietti, non solo in Alessandria, ma ovunque, a causa di controlli di documenti al limite dell'allucinante, spesso raggiungono grandi proporzioni), è una delle motivazioni che spinge chi decide all'ultimo a propendere per il dare forfait. "C'è la prevendita", qualcuno potrebbe ribattere. E qui casca, secondo me, un altro asino: la prevendita è cosa buona e giusta, ma va organizzata e gestita in un modo differente da come viene attuato ora. La mancanza di punti vendita nei maggiori centri zona della provincia (Booking Show vende solo in città e a Villanova Monferrato) non aiuta tutti quei tifosi che arrivano da fuori: aprire punti vendita biglietti costa diverse migliaia di euro e piccoli negozi o tabaccherie, con i tempi che corrono, non sono invogliati sicuramente a investire denaro per questi sistemi. Un punto debole lasciato da Bianchi, che negli anni della sua gestione, poteva avvalersi delle agenzie viaggi per la rivendita dei biglietti, cosa che ora non accade più, lasciando di fatti "a piedi" una buona fetta del bacino d'utenza del Moccagatta. E poi un altro nodo da riallacciare al cosiddetto calcio degli ultimi anni, o moderno: i prezzi dei biglietti. In curva, per la C1, 12 euro sono francamente troppi, visto che con 15 euro si entra già in qualche settore di stadi che fanno la serie A, e con una cifra simile o poco superiore sul digitale terrestre ci si vede il cosiddetto "grande calcio" seduti sulla propria poltrona di casa. In fin dei conti per accaparrarsi qualche ragazzino di 16-17 anni, bisogna provare anche a tenere i prezzi bassi, otlre a fare un po' di sana propaganda nelle scuole, e di passaparola, con l'aiuto della Curva Nord. Esatto, la Nord, il cuore pulsante del tifo grigio, un cuore che adesso come adesso, è stato colpito da infarto. Il perchè è presto detto: una trentina di diffide, giuste o sbagliate che siano, pesano sia in termini di coinvolgimento di "nuove leve", sia in termini di sostegno, visto che spesso sono proprio i tifosi più calorosi a "sbattersi" per trasferte, coreografie e pubblicità. Dunque il famoso aumento di sicurezza che tanti risultati positivi avrebbe prodotto dentro gli stadi italiani, in realtà ha avuto anche l'effetto di allontanare diverse decine di migliaia di spettatori da tutti gli impianti sportivi italiani. E' allucinante veder chiudere intere città la domenica pomeriggio per una gara di pallone (a proposito, perchè certi stadi del nostro girone presentano carenze tecniche e strutturali a volte imbarazzanti, come Gubbio o Sorrento, tanto per citarne un paio, mentre in Alessandria il Moccagatta è costato almeno un milione di euro alle tasche di Palazzo Rosso per avere l'agibilità in Lega Pro?)
Tornando al discorso Alessandira, si sente inoltre la mancanza di una figura (non per forza il presidente) che sia "in mezzo alla gente", a contatto con tutti e non solo con i club o i gruppi di tifosi organizzati: un personaggio del posto, che sappia coinvolgere maggiormente rispetto a quanto accada ora, magari con eventi nei vari locali, bar, e caffè della zona.
In conclusione: serve un esame di coscienza, da parte di tutti. Anche perchè chiunque voglia venire a sostenere la squadra, in un modo o nell'altro ci riesce sempre. Di sicuro, in questi ultimi 2 anni la nostra città ha imparato una cosa: che i tifosi veri dei grigi sono 1.700-1.800.
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