La risposta della Nord alle argomentazioni di Nicola Binda della Gazzetta dello Sport
Lo scopo del nostro comunicato non è stato quello di prendere le difese delle persone coinvolte nell’episodio ma semplicemente quello di fare in modo che la verità venisse raccontata come tale per preservare l’immagine della nostra tifoseria e della città.
Crediamo che il rapporto diramato dalla questura vada sicuramente in questa direzione, e possa essere la migliore replica alle sue osservazioni.
Citiamo parti del nostro comunicato:
“…la Gradinata Nord Alessandria prende le distanze in maniera netta e decisa dai fatti di violenza che hanno visto coinvolto il portiere del Gubbio. Infatti nessuno dei gruppi organizzati (si parla di gruppi e non di singolo individuo) è parte in causa nella vicenda e, come riportato dalla Gazzetta del 28 settembre anche da parte della Questura, “l’indagato sarà solo colui che ha sferrato il pugno”. La storia è quindi riconducibile ad una lite tra due persone. A questo proposito siamo allibiti per quanto scritto dal vostro giornale lunedì 27 settembre in cui si parla di “un accerchiamento di una dozzina di persone….alcuni hanno immobilizzato il padre, gli altri con un coltello e una bottiglia rotta, hanno colpito il portiere più volte al viso e al corpo e poi hanno ferito i genitori prima di fuggire… e la rissa, tutta da ricostruire, che avrebbe coinvolto in TUTTO cinque o sei persone (portiere e genitori compresi)…”.
Citiamo parte del comunicato della Questura:
“…nel giro di pochi attimi improvvisamente il giovane alessandrino sferrava un pugno al volto del calciatore, colpendolo in pieno viso. Da ciò ne è nata una colluttazione che ha coinvolto anche altre persone presenti nei pressi del bar, tra cui anche i genitori dell’aggressore. La madre del calciatore, per l’emozione si è accasciata al suolo per un malore. La notizia, apparsa su alcuni organi di informazione, che le persone coinvolte abbiano rivolto avverso altri frammenti di bottiglie di vetro non appare riscontrata dal momento che sul posto, immediatamente dopo i fatti, non sono stati rinvenuti cocci… Il fatto che uno solo dei coinvolti, il malcapitato portiere del Gubbio, sia dovuto ricorrere alle cure dei sanitari denota l’assenza di una lite di ampia portata. L’episodio nato, è bene ribadirlo, solo ai margini dell’incontro di calcio trae origine da un’ improvvisa e imprevedibile aggressione prima verbale e poi fisica, di un ultras alessandrino ai danni del portiere del “Gubbio”, a cui ha fatto una colluttazione tra i due, poi rapidamente allargatasi ai componenti dei due nuclei familiari.”
L’errore commesso nel nostro comunicato è stato forse quello, nel voler ricostruire la reale versione dei fatti, di parlare di lite tra due persone. Sarebbe stato più corretto parlare di lite tra famiglie.
Prendiamo atto del fatto che si riconosca l’errore relativo all’accoltellamento ma purtroppo un titolo immediato in prima pagina, anche se per errore, lascia, nell’opinione pubblica, un segno forte. L’intenzione, a quanto dice, non era quella di condannare una tifoseria o una città ma crediamo che ai comuni lettori di Novara o Reggio Calabria, che non hanno poi seguito l’evolversi della vicenda, rimanga questo ricordo. Quante sono le persone che comprano la gazzetta di lunedì dopo un weekend di sport (calcio di tutte le serie, formula 1, mondiali di pallavolo)? Quanti di questi si limitano a leggere la prima pagina e solo i titoli delle successive?
Nel nostro comunicato abbiamo inoltre riconosciuto come nell’articolo di martedì la versione fosse più vicina alla realtà (…vedere parzialmente ritrattate le dichiarazioni nell’articolo della gazzetta odierna, senza però dare il giusto risalto… solo un’attenta lettura permette di cogliere questa profonda differenza…) ma abbiamo fermamente condannato le vignette a margine dell’articolo (…che dovrebbero rappresentare l’accaduto, che raffigurano parecchie persone armate e tutte attivamente partecipanti alla rissa…). Anche in questo caso l’attenzione dei lettori che arrivano a leggere la pagina della serie C di martedì (in numero sicuramente minore di quelli che hanno letto la prima pagina del lunedì) si concentra più sulle immagini che sull’articolo. E queste avvallano più l’ipotesi avanzata il giorno precedente (non ci sono coltelli ma bottiglie di birra rotte) piuttosto che quanto scritto nell’articolo soprastante. Crediamo che il lunedì le agenzie abbiano fornito notizie meno approssimative e più veritiere di quelle della domenica e allora ci chiediamo il perché di quelle vignette.
A nostro parere le vostre intenzioni (…Di sicuro, e lo ribadisco, non era nostra intenzione allargare il tiro sul resto della tifoseria, curva compresa. Non abbiamo mai parlato di città violenta, ma di un gruppetto di persone che ha aggredito una famiglia) non sono emerse in questi giorni. A testimonianza di questo ci sono i numerosi commenti scritti da comuni cittadini ai vari articoli che sono comparsi sui giornali on line, in cui l’episodio viene esteso a tutta la tifoseria alessandrina e in alcuni casi alla città. Questo non era, forse, il vostro obiettivo ma il potere dei mass media e, nello specifico del vostro giornale è notevole e poche parole in prima pagina senza troppe spiegazioni si prestano alle più diverse interpretazioni. Visto che si tratta di un errore ci saremmo aspettati una rettifica più netta nei giorni seguenti e non di vedere quelle vignette. Le informazioni più veritiere sono arrivate con la giusta enfasi dai giornali locali che peraltro non hanno mai deformato in maniera così drastica la realtà. Quindi ad oggi possiamo dire che gli alessandrini hanno un’idea più chiara sull’episodio. Per il resto dell’Italia, purtroppo, non vale la stessa cosa. Capiamo che un giornale locale si possa permettere di dare spazio all’evolversi di eventi di questo tipo a differenza di uno nazionale. Se però quest’ultimo ha sbagliato, e anche in maniera grave, ci aspetteremmo che ammettesse i suoi errori con la stessa enfasi con cui li ha comunicati.
Infine il fatto che la questura parli di “giovane Ultras alessandrino” non contrasta con il nostro comunicato, il cui scopo, lo ribadiamo, è quello di protesta affinché i fatti vengano raccontati come realmente avvenuti e quindi scagionino un’intera tifoseria. Purtroppo questo non è accaduto. Crediamo inoltre che una persona che compie azioni individuali, benché definito Ultras, non sia espressione di un’intera tifoseria. Il contesto in cui si sono svolti i fatti è lontano dal mondo della curva (colluttazione tra i due, poi rapidamente allargatasi ai componenti dei due nuclei familiari) visto che le persone in questione sono due famiglie che si sono trovate casualmente, senza alcuna premeditazione, in quel contesto lontano dalla partita, tranquillissima, ma soprattutto dal mondo Ultras di Alessandria!
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