domenica 18 luglio 2010

Un bellissimo ricordo di Furio Mantelli...

"Cari Furio e Dolly"
Avevo già scritto qualcosina sulla morte in due post precedenti.
Per prima cosa vorrei rassicurare parenti, amici, semplici lettori che godo di ottima salute, ho solo un leggero mal di denti, ma in settimana sistemo anche questo, un’estrazione del dente del giudizio e in un’oretta sono a posto.
Appena pochi minuti fa mi è arrivata una mail da un coetaneo che è da parecchio che non vedo, ci siamo sentiti qualche tempo fa su face book ma una stretta di mano sara almeno dieci anni che non c’e la scambiamo.
Nella sua missiva mi comunica che è mancato un nostro ex compagno di scuola, 49 anni, stroncato da un brutto male.
Si chiamava Furio, lo ricordo con l’eschimo verde e il tascapane, avevamo una quindicina d’anni e si andava di scuola in scuola a organizzare scioperi e proteste.
Ci siamo poi persi di vista, lui aveva continuato gli studi mentre io ho iniziato a lavorare.
Talvolta c’incontravamo in quartiere, erano le solite battute, qualche frecciatina sulle vicissitudini della vita che ognuno di noi conduceva.
Per dovere d’informazione era un tifoso dell’Alessandria, i mitici grigi, di cui era uno degli storici Ultras.
Non era un ultras scatenato, per quanto mi posso ricordare, anzi era persona pacata con la quale si poteva discutere e parlare di quel rigore che l’arbitro non aveva dato.
L’avevo rintracciato sul network che ultimamente è solo stato latore di brutte notizie, maledetto face book, quasi mi vien voglia di cancellarmi, non vorrei che qualcuno mi scrivesse che son morto.
Come sempre scherzo con la morte, mi vogliano perdonare i parenti di Furio, per loro è un dolore, per me è solo un vecchio amico che non c’è più, sembro stronzo e in effetti lo sono, ma sono comunque dispiaciuto.
Di Furio vorrei raccontarvi un episodio accaduto all’incirca 25 anni fa.
Una domenica non sapevo cosa fare, erano le undici del mattino, stavo cazzeggiando come il solito, poi a un tratto l’illuminazione, decido di andare a vedere una partita dei grigi, cosi è chiamata la squadra di calcio di Alessandria.
Giocano in trasferta, vicino a Milano, più precisamente a Sesto S. Giovanni, un’oretta di auto, il viaggio si può fare, telefono a un amico, non può venire, ha altri impegni, pazienza parto da solo.
Arrivo al casello dell’autostrada e mi vedo Furio appoggiato a un’auto parcheggiata di lato, con la sua tenuta da stadio, sciarpa grigia, berretto grigio, fazzoletto grigio che spuntava dalla tasca, anche lui si sta mettendo in viaggio per andare a vedere la partita.
Mi fermo, gli chiedo se sa dov’è lo stadio, non lo sa neppure lui, pazienza si trova, nel frattempo scorgo dal finestrino dell’auto la faccia di Roberto, Dolly per gli amici.
Chi è il Dolly? Un nostro compagno di scuola, sfegatato per il calcio, ultras scatenato è riuscito a farsi arrestare per una partita quindici giorni prima del matrimonio.
Dolly il calcio l’ha seguito solo come tifoso, da ragazzino non poteva giocare per via di una malformazione cardiaca che gli impediva di correre dietro ad un pallone, ed è stato proprio il cuore a fregarlo qualche anno dopo l’episodio che sto per raccontarvi, è morto in uno stadio colto da infarto, se avesse potuto scegliere quella sarebbe stata la fine che avrebbe voluto.
Oltre alla faccia del Dolly scorgo altri due amici, chiedo a Furio: “Ma quanti siete su quella macchina?”.
Mi risponde in cinque, stiamo aspettando quella testa di minchia del non mi ricordo il nome, sempre in ritardo.
Gli propongo di salire in macchina con me, due piccioni con una fava, loro viaggiano più comodi ed io ho compagnia, qualcuno con cui chiacchierare durante il viaggio.
Furio accetta, è anche l’occasione per scambiare due parole, di raccontarci le nostre vite, l’evoluzione di quelli che erano i pensieri e le idee che coltivavamo a quindici anni.
Il tragitto è stato piacevolissimo, Furio non era poi cambiato di molto, burbero con gli sconosciuti, amabile con gli amici, di una notevole intelligenza messa al servizio degli ideali che non ha abbandonato.
Arrivati allo stadio, Furio si riunisce in curva con gli amici di partenza, io mi dirigo verso le tribune.
Non ricordo il risultato, fu una brutta partita, ma ricordo che iniziai una discussione, con un tifoso della Pro Sesto sulla direzione arbitrale, che mi fece perdere un buon quarto d’ora alla fine della partita.
Arrivato al parcheggio l’auto, sulla quale aveva viaggiato Dolly e gli altri amici, non c’era più, mi guardo intorno, non vedo Furio, mi viene da pensare che sia ripartito con gli altri, salgo in macchina e prendo la strada di casa.
Arrivato in Alessandria faccio la prima tappa al Bar Franco, un locale nelle vicinanze dello stadio della mia città, ritrovo dei tifosi prima e dopo la partita, vedo il Dolly, mi avvicino, sto per insultarlo, potevano aspettarmi, avrebbero viaggiato più comodi.
La prima cosa che mi chiede è dove ho lasciato Furio, e chi l’ha visto, non era con voi?
“No” mi dice il Dolly, “l’abbiamo lasciato vicino alla tua macchina, ti stava aspettando per fare il ritorno con te, dove lo hai lasciato?”
Non l’ho visto, giuro che non c’era, porca puttana ho lasciato Fulvio a Sesto S. Giovanni.
All’epoca i cellulari non erano ancora stati inventati, non ci rimane che andare a casa sua e vedere se ci sono notizie.
Sono circa le otto di sera quando ci presentiamo a casa di Furio, la madre ci riferisce che è a Milano. L’ha appena chiamata, che arriverà a casa intorno a mezzanotte.
L’unica cosa che possiamo fare è andare a prenderlo alla stazione e cosi facciamo.
Mancano pochi minuti alla mezzanotte, arriva il treno, lui scende lo chiamiamo, si volta, ci guarda, ci manda affanculo, ha ragione, non dovevamo abbandonarlo cosi.
Lo raggiungiamo, lui ci guarda e dice “certo che siete due belle merde” e poi “mi avete fatto vedere una partita del cazzo” e infine “adesso pagatemi una pizza che ho una fame della malora”.
In poche parole, Furio si era allontanato dalla mia auto per andare a comprare un hot dog alla bancarella lungo la strada, proprio nel momento che io ero ritornato alla vettura, certo era stato proprio sfigato, proprio com’è stato sfigato oggi, morire a 49 anni è una cosa che non si può e non si deve fare, il brutto male ne ha portato via un altro.
Adesso me lo vedo in un'altra vita, insieme a Dolly, vestiti con la maglia grigia dell’Alessandria, le loro bandiere, il tifo, l’esultanza di una partita vinta o la tristezza di una persa.
Ragazzi non aspettatemi, questa trasferta non sono ancora pronto ad affrontarla, sarà per la prossima volta, per il momento vi saluto, e se vedete Gino Amisano (il presidente) fatevi dare due biglietti per la tribuna, ve lo garantisco si vede meglio che in curva.

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