Alessandria - Gianni Bianchi, patron dei Grigi, ha risposto con una lettera più che chiara alle richieste di Orgoglio Grigio:
"Gentili Tifosi,
leggo dalla lettera che è stata indirizzata a me e al Sindaco Piercarlo Fabbio le vostre preoccupazioni. Sono io il primo ad essere preoccupato per il futuro dell'Alessandria Calcio 1912 e per la situazione critica che sta vivendo.
Avete scritto che "siamo andati" oltre al termine di 20-25 giorni che avevamo prospettato per una risoluzione positiva della situazione: purtroppo non sono stato io a indicare questo termine temporale. Io posso solo dire che fin da dicembre ho espresso, senza nascondermi, la volontà di mettere in vendita e cedere la società per garantire ai grigi un futuro radioso in categoria.
Ad oggi però, il gruppo che si sarebbe dichiarato interessato a comperare la società non mi ha ancora fatto una proposta concreta. Io sono ben disposto, le porte dell'Alessandria Calcio 1912 sono aperte, ma nessuno ha mai cercato effettivamente un incontro per parlare di calcio e per sviluppare una trattativa seria. Se alle parole di imprenditori interessati ai grigi non corrispondono i fatti, non è responsabilità mia.
I possibili acquirenti temporeggiano dicendo che le spese di gestione sono troppo alte: sono scuse belle e buone. Il costo di un campionato si può presto calcolare ed è ben inferiore alla cifra che sento in giro. E gli addetti ai lavori lo sanno bene. Se qualcuno fosse veramente interessato all'acquisto dell'Alessandria, gli scogli attuali, dai debiti ai costi di gestione, si possono superare facilmente.
Da parte mia c'è la massima disponibilità a intavolare la trattativa e a condurla a buon fine. La buona volontà non deve essere però solo da parte mia, ma anche dagli imprenditori che al momento non hanno fatto corrispondere i fatti alle parole.
Proprio per garantire un futuro all'Alessandria, consapevole che in questa situazione critica,e con il tempo che stringe, potrebbe essere anche a rischio l'iscrizione al prossimo campionato, mi sto adoperando per cercare alternative e potenziali acquirenti per continuare a far risplendere il colore grigio sui vari campi di prima divisione d'Italia. E ringrazio anche il Sindaco Fabbio, che è sceso in campo a sostegno dell'Alessandria Calcio 1912.
Il mio impegno verso l'Alessandria è sempre stato massimo: ho creduto nella società e nella squadra quando nessuno voleva saperne, e ora, dopo averla portata in prima divisione, continuo ad aver fiducia in questi colori che tanto seguito hanno tra voi tifosi. E proprio per questo, fino a quando mi sarà possibile, non mi darò per vinto, e cercherò di garantire un futuro alla gloriosa storia dei grigi. "
Una lettera che non fa che alimentare ulteriormente i dubbi e le perplessità sul futuro del sodalizio di via Bellini. E' la dichiarazione dell'ormai prossimo (secondo) fallimento, o un messaggio inviato tramite Orgoglio Grigio per spronare chi di dovere a muoversi? Chi lo sa.
Sondando umori e voci in città in questi giorni riguardo alla prossima stagione, viene difficile trovare il bandolo della matassa di una situazione giorno dopo giorno sempre più incerta. E' facile incontrare chi aspetta, chi spera, chi ormai è già rassegnato al ritorno in D. "Roba da matti" mi viene da dire. A 7 anni dal fallimento del 2003 le prospettive, almeno per come sono messe le cose ora, non sembrano assolutamente rosee: troppo silenzio, quasi assordante, interrotto ogni tanto dalle dichiarazioni del sindaco Fabbio, al quale sicuramente l'impegno per provare a salvare la barca che affonda, a dfferenza di chi l'ha preceduto, va più che riconosciuto. Ma va anche detto che di questi nomi di possibili acquirenti, cordate e via dicendo, non ne sono praticamente mai circolati con insistenza: va bene che operazioni di questo tipo siano delicate, va bene che ci voglia tempo. Ma adesso sarebbe il caso di fare un bel riassunto di questi giorni: siamo passati dal possibile addio al Moccagatta per un investimento dI centinaia di milioni di euro al non avere neanche la possibilità di tagliare l'erba del Moccagatta. I tifosi si sentono presi in giro: e su internet si trovano supporters arrabbiati, delusi, illusi, cui non manca certo la serie D, e che non vogliono pensare di sparire nuovamente dal calcio che conta. Allo stato attuale delle cose, sembra difficile ipotizzare qualcosa di buono per un futuro demolito nel recente passato da tutti. Già, perchè le colpe sono di tutti: società (la fuga di soci nel corso degli anni ha irrimediabilmente ridotto le disponibilità finanziarie del sodalizio), Istituzioni (l'impegno del sindaco non è stato evidentemente sufficiente), imprenditoria locale (incredibile che una piazza che arriva all'ottavo posto in Prima Divisione non faccia gola a qualche "magnate" di casa nostra, a differenza di sodalizi come Aquanera e Villalvernia, tanto per citarne alcuni, che di sicuro (con tutto il rispetto) il blasone, la storia e il pubblico dei grigi non li hanno). Tutto questo per dire che se dev'essere fallimento, sarà fallimento per tutti: in primis per la città, che davanti ad uno dei pochi motivi di vanto e di unicità per cui viene riconosciuta a livello nazionale, non muove un dito per fermarne la seconda morte in 7 anni (mai vista una cosa simile in altre piazze). Va bene che il calcio è un'azienda destinata al fallimento nel corso dei prossimi anni, tra spese assurde (una squadra come il Novara neopromosso in B costa 9 milioni di euro), stipendi troppo alti, presenze di pubblico che continuano a calare negli stadi (tessere del tifoso, trasferte vietate e prezzi dei biglietti elevati di sicuro non invogliano ad andare sugli spalti di impianti spesso obsoleti). La situazione che si sta venendo a creare è al limite del ridicolo. E per riassumerla in una battuta, potremmo andare a cercare uno striscione che apparve al Moccagatta qualche anno fa: "Un cuore che pulsa in una città che dorme". Se apparisse nuovamente, ciò che dovrebbe recitare sarebbe "Un cuore che fa fatica a pulsare in una città a cui non interessa provare a non morire".
Viene da dire così, almeno per ora: il tempo stringe, anche perchè fare un'iscrizione al campionato non è cosa che si risolve in un pomeriggio.
Se qualcuno è ancora sveglio, vivo e voglioso di salvare l'Orso è ora che si faccia vivo, con nomi e cognomi: altrimenti, non tarderemo a vedere l'elettrocardiogramma di questo "cuore" completamente piatto per la seconda volta in 98 anni. E In una città da un trentennio immobile e con poca ambizione è più che normale che finisca (nuovamente) così.
"Gentili Tifosi,
leggo dalla lettera che è stata indirizzata a me e al Sindaco Piercarlo Fabbio le vostre preoccupazioni. Sono io il primo ad essere preoccupato per il futuro dell'Alessandria Calcio 1912 e per la situazione critica che sta vivendo.
Avete scritto che "siamo andati" oltre al termine di 20-25 giorni che avevamo prospettato per una risoluzione positiva della situazione: purtroppo non sono stato io a indicare questo termine temporale. Io posso solo dire che fin da dicembre ho espresso, senza nascondermi, la volontà di mettere in vendita e cedere la società per garantire ai grigi un futuro radioso in categoria.
Ad oggi però, il gruppo che si sarebbe dichiarato interessato a comperare la società non mi ha ancora fatto una proposta concreta. Io sono ben disposto, le porte dell'Alessandria Calcio 1912 sono aperte, ma nessuno ha mai cercato effettivamente un incontro per parlare di calcio e per sviluppare una trattativa seria. Se alle parole di imprenditori interessati ai grigi non corrispondono i fatti, non è responsabilità mia.
I possibili acquirenti temporeggiano dicendo che le spese di gestione sono troppo alte: sono scuse belle e buone. Il costo di un campionato si può presto calcolare ed è ben inferiore alla cifra che sento in giro. E gli addetti ai lavori lo sanno bene. Se qualcuno fosse veramente interessato all'acquisto dell'Alessandria, gli scogli attuali, dai debiti ai costi di gestione, si possono superare facilmente.
Da parte mia c'è la massima disponibilità a intavolare la trattativa e a condurla a buon fine. La buona volontà non deve essere però solo da parte mia, ma anche dagli imprenditori che al momento non hanno fatto corrispondere i fatti alle parole.
Proprio per garantire un futuro all'Alessandria, consapevole che in questa situazione critica,e con il tempo che stringe, potrebbe essere anche a rischio l'iscrizione al prossimo campionato, mi sto adoperando per cercare alternative e potenziali acquirenti per continuare a far risplendere il colore grigio sui vari campi di prima divisione d'Italia. E ringrazio anche il Sindaco Fabbio, che è sceso in campo a sostegno dell'Alessandria Calcio 1912.
Il mio impegno verso l'Alessandria è sempre stato massimo: ho creduto nella società e nella squadra quando nessuno voleva saperne, e ora, dopo averla portata in prima divisione, continuo ad aver fiducia in questi colori che tanto seguito hanno tra voi tifosi. E proprio per questo, fino a quando mi sarà possibile, non mi darò per vinto, e cercherò di garantire un futuro alla gloriosa storia dei grigi. "
Una lettera che non fa che alimentare ulteriormente i dubbi e le perplessità sul futuro del sodalizio di via Bellini. E' la dichiarazione dell'ormai prossimo (secondo) fallimento, o un messaggio inviato tramite Orgoglio Grigio per spronare chi di dovere a muoversi? Chi lo sa.
Sondando umori e voci in città in questi giorni riguardo alla prossima stagione, viene difficile trovare il bandolo della matassa di una situazione giorno dopo giorno sempre più incerta. E' facile incontrare chi aspetta, chi spera, chi ormai è già rassegnato al ritorno in D. "Roba da matti" mi viene da dire. A 7 anni dal fallimento del 2003 le prospettive, almeno per come sono messe le cose ora, non sembrano assolutamente rosee: troppo silenzio, quasi assordante, interrotto ogni tanto dalle dichiarazioni del sindaco Fabbio, al quale sicuramente l'impegno per provare a salvare la barca che affonda, a dfferenza di chi l'ha preceduto, va più che riconosciuto. Ma va anche detto che di questi nomi di possibili acquirenti, cordate e via dicendo, non ne sono praticamente mai circolati con insistenza: va bene che operazioni di questo tipo siano delicate, va bene che ci voglia tempo. Ma adesso sarebbe il caso di fare un bel riassunto di questi giorni: siamo passati dal possibile addio al Moccagatta per un investimento dI centinaia di milioni di euro al non avere neanche la possibilità di tagliare l'erba del Moccagatta. I tifosi si sentono presi in giro: e su internet si trovano supporters arrabbiati, delusi, illusi, cui non manca certo la serie D, e che non vogliono pensare di sparire nuovamente dal calcio che conta. Allo stato attuale delle cose, sembra difficile ipotizzare qualcosa di buono per un futuro demolito nel recente passato da tutti. Già, perchè le colpe sono di tutti: società (la fuga di soci nel corso degli anni ha irrimediabilmente ridotto le disponibilità finanziarie del sodalizio), Istituzioni (l'impegno del sindaco non è stato evidentemente sufficiente), imprenditoria locale (incredibile che una piazza che arriva all'ottavo posto in Prima Divisione non faccia gola a qualche "magnate" di casa nostra, a differenza di sodalizi come Aquanera e Villalvernia, tanto per citarne alcuni, che di sicuro (con tutto il rispetto) il blasone, la storia e il pubblico dei grigi non li hanno). Tutto questo per dire che se dev'essere fallimento, sarà fallimento per tutti: in primis per la città, che davanti ad uno dei pochi motivi di vanto e di unicità per cui viene riconosciuta a livello nazionale, non muove un dito per fermarne la seconda morte in 7 anni (mai vista una cosa simile in altre piazze). Va bene che il calcio è un'azienda destinata al fallimento nel corso dei prossimi anni, tra spese assurde (una squadra come il Novara neopromosso in B costa 9 milioni di euro), stipendi troppo alti, presenze di pubblico che continuano a calare negli stadi (tessere del tifoso, trasferte vietate e prezzi dei biglietti elevati di sicuro non invogliano ad andare sugli spalti di impianti spesso obsoleti). La situazione che si sta venendo a creare è al limite del ridicolo. E per riassumerla in una battuta, potremmo andare a cercare uno striscione che apparve al Moccagatta qualche anno fa: "Un cuore che pulsa in una città che dorme". Se apparisse nuovamente, ciò che dovrebbe recitare sarebbe "Un cuore che fa fatica a pulsare in una città a cui non interessa provare a non morire".
Viene da dire così, almeno per ora: il tempo stringe, anche perchè fare un'iscrizione al campionato non è cosa che si risolve in un pomeriggio.
Se qualcuno è ancora sveglio, vivo e voglioso di salvare l'Orso è ora che si faccia vivo, con nomi e cognomi: altrimenti, non tarderemo a vedere l'elettrocardiogramma di questo "cuore" completamente piatto per la seconda volta in 98 anni. E In una città da un trentennio immobile e con poca ambizione è più che normale che finisca (nuovamente) così.
Fonte: www.tuononews.it Condividi