sabato 2 maggio 2009

Ogni maledetta domenica...

Tramite e-mail ci è stato segnalato questo articolo del quotidiano online "CorriereAL" realizzato nel oltre un anno fa....il contenuto è comunque di stretta attualità e nulla è cambiato da un anno a questa parte...buona lettura!!!

Sentiamo spesso parlare di tifo, a volte di tifo estremo, e spesso a questo fenomeno viene associato un vocabolo che è diventato sinonimo di paura, di violenza, Ultras. Ma chi sono gli Ultras, e ciò che sappiamo, o crediamo di sapere, di loro, è corretto? Ovviamente, come in ogni generalizzazione, si banalizza un termine per comodità, a volte per pressapochismo, spesso per fare notizia, in quanto si associa ad un fenomeno che ormai ha una quarantina di anni valenze immutabili, invece di esaminare caso per caso, tifoseria per tifoseria, gruppo per gruppo,tenendo anche conto dei cambiamenti che il tempo ha inevitabilmente generato, insomma, si crea un’immagina dell’Ultras tipo, che difficilmente corrisponde ad una persona reale.
Alessandria ospita uno dei gruppi ultras, gli Ultras Grigi 74, più antichi d’Italia, così ho deciso di chiedere a loro, a chi vive la curva ogni domenica, cosa vuol dire avere una passione così forte da mettere tutto in gioco. Con molta pazienza e cortesia, hanno accettato di raccontarmelo, di far capire anche ad uno che di calcio non capisce nulla, cosa voglia dire emozionarsi per una maglia, per un nome. Lo scopo di questo viaggio non è né di assolvere né di condannare, gli episodi negativi non meritano revisione, e gli episodi positivi non fanno notizia, lo scopo è quello di cercare di capire, pertanto non racconterò episodi, cercherò di raccontare un modo di vivere, di sentire, che non è di tutti, poiché non tutti riversano la passione nelle stesse cose, ma se siamo onesti, in molto di quello che leggerete, vi riconoscerete, poiché tutti, o quasi, abbiamo un qualcosa che amiamo a volte senza neanche sapere perché.
Complice un vecchio amico, ed alcune bottiglie di un’ottima birra ci siamo seduti al tavolo di un locale, io a fare domande, a volte banali come capita a chi ignora un argomento, e loro a rispondere, con la pazienza che si riserva quando si vuole far comprendere qualcosa.Già da come si è svolta la conversazione, ho potuto capire alcune cose, la prima è che tutti sono accomunati da un profondo senso di cameratismo, i miei quattro interlocutori erano di età differenti, si andava da 20 ai cinquant’anni, e che le differenti sfumature di attenzione dei vari interlocutori sono tacitamente accettate. L’importanza all’interno del gruppo non è automatica, bisogna conquistarla, con carisma, passione, competenza, e che chi possiede questo status, non è un capo, ma un primus inter pares, un portavoce riconosciuto da tutti.
Il fenomeno del tifo organizzato in Italia nasce dopo una folgorante partita degli anni 60”, un Inter - Liverpool in cui la coreografia dei tifosi inglesi colpisce profondamente i ragazzi che vedono per la prima volta un tipo di tifo attivo diverso da ogni altra cosa a cui abbiano mai assistito prima. Così, in quegli anni, non solo i Fab Four fanno epoca, ma anche un modo di vivere lo sport che nella nostra nazione non ha precedenti, ed il desiderio di imitare queste coreografie, questi cori, fa nascere spontaneamente in molte città quelli che sono i primi gruppi Ultras. Tutti hanno cominciato ad andare allo stadio da piccoli, con i padri, i nonni, i fratelli maggiori, gli amici, alcuni ci sono rimasti per sempre, anche quando non lo hanno frequentato per qualche tempo. “basta di nuovo sentire l’odore dell’erba, il fragore dei cori, ed il tempo non è mai passato, ti ritrovi a gridare di nuovo il tuo supporto, è un momento magico e bellissimo” mi hanno detto.
Il gruppo Ultras Grigi 74 è stato creato da alcuni ragazzi, tutti sui 15 – 16 anni, per appoggiare la propria squadra in modo attivo, all’epoca i Grigi erano in B, e quando andavi allo stadio, ti sentivi il padrone del mondo, non c’era storia per nessuna squadra, ma è durato poco, ed è iniziato il declino. Il gruppo però è rimasto, ed è cresciuto, a dispetto della classifica, l’amore per la maglia era, ed è, troppo forte. Il gruppo è sempre rimasto aperto, chiunque volesse tifare grigio era, ed è, benvenuto. Non importa la classe sociale, il luogo di nascita, la fede politica, gli Ultras grigi sono una delle pochissime associazioni senza connotati politici, fianco a fianco sulle gradinate della curva si sono trovati “rossi” e “neri”, e non è mai sembrato strano a nessuno, neanche negli anni di piombo, in curva si è solo grigi e basta. Questo cameratismo e questa uguaglianza hanno esercitato sui giovani una attrazione fortissima, ed il gruppo è arrivato a contare alcune centinaia di aderenti. Come ogni gruppo, è stato uno spaccato della società, e dei suoi problemi. Quando negli anni 70 la violenza è entrata nelle strade, fatalmente è entrata anche negli stadi, portando con sé le lacerazioni e i problemi che hanno scosso il nostro Paese.
Anzi, quando è sparita dalle strade, si è acutizzata negli stadi, le gradinate sono diventate il nuovo teatro di scontro, sostituendo piazze e cortei. Alessandria ha vissuto in modo marginale questo periodo, non essendo politicizzato il tifo, le frizioni con le tifoserie avversarie sono state ridotte, ma non per questo sono mancate. Negli anni 80” arriva un nuovo motivo di allarme, e in un gruppo a maggioranza giovanile si nota prima il fenomeno. Arriva la droga, e con essa arrivano problemi e perdite, gli stessi che colpiscono ogni fascia della società, ma quando hai 300 vicini ogni domenica, te ne accorgi in modo più diretto. Non è tutto rose e fiori, non è un mondo idilliaco e perfetto.
Ci sono le rivalità, ci sono gli scontri, le scazzottate, qualcuno si fa male, molto male, qualcuno passa dei guai con la legge, e tutti sentono che essere un Ultras non è una cosa che la gente apprezza, anche se dal lunedì al sabato ti lavora vicino, studia con te, vive sul tuo pianerottolo, insomma, ti conosce. Basta però quella parola, e ti guardano in modo diverso.
Gli anni passano, le categorie scendono nell’alfabeto, la B è lontana, ora vicino alla C c’è un 2, altri gruppi si affiancano, ma la passione resta, ed ogni domenica al centro della curva c’è sempre lo striscione UG74. Qualcuno ha i capelli grigi, qualcuno non ha più molti capelli, ci sono lutti, uno dei tifosi più amati muore durante una partita, ma la passione c’è sempre, a dispetto di tutto. Nascono alleanze con tifoserie unite dallo stesso “ nemico”, come accade con il Genova o il Toro, ci sono rivalità insanabili, come con il Casale o lo Spezia, e ci sono odi che il tempo placa, non si sarà mai amici, ma non c’è più lo stesso ardore nel disprezzarsi. Ci sono volti nuovi, ci sono ragazzini nati quando la B era già solo un ricordo, eppure ogni trasferta c’è sempre un gruppo che parte, anche quando l’Alessandria gioca in coppa Italia a Palermo ci sono tifosi grigi, ci sono Ultras Grigi 74 allo stadio a sostenere la squadra. Quando nel 1994 il fango arriva sulla città, ci sono tifosi che vanno a spalare lo stadio. Quando la squadra dichiara fallimento, ci sono tifosi che vanno a vedere la maglia in campetti di periferia. Cos’è una passione? Difficile spiegarlo a parole, ma forse la frase detta da uno dei miei interlocutori può aiutare “ Puoi anche avere la febbre, ma quando la tua squadra fa il risultato, quella è la medicina che ti fa stare meglio”.

Andrea Chiabrando - Fonte: http://www.corriereal.it/?pos=002.091 Condividi

1 commento:

Anonimo ha detto...

bell'articolo... COMPLIMENTI!!