Alessandria,riecco-C
Mancava solo una cosa all'appello della C2: la matematica. Che ieri è arrivata, finalmente, come una liberazione: una liberazione dalla serie D, dal dilettantismo che con Alessandria e con l'Alessandria stona e non poco. E ieri sera, per chi c'era, a gridare, a cantare e a festeggiare è stata la fine di un incubo durato 5 anni, nato per cause di forza maggiore che hanno spedito l'Orso laddove non sarebbe mai dovuto finire. Arriva la vittoria, anzi la Vittoria, con la V maiuscola, di una stagione esaltante, dove tutto è andato come doveva andare.
Sul campo il 2-2, ottenuto senza strafare ma senza neppure subire troppo. Con tutti i tifosi, anche quelli giunti in treno, che beffano lo sciopero costringendo l'InterCity diretto a Napoli ad una fermata straordinaria a Lavagna: anche questa è una vittoria. A fine partita il cancello del settore ospiti si spalanca e in pochi istanti "libera" la tifoseria dalle recinzioni e dalle cancellate: c'è solo più spazio per gli abbracci, le bandiere, le sciarpe, i cori. I giocatori sono i primi a farne le spese e nel giro di pochi secondi sono costretti a festeggiare in mutande. Sai che sacrificio, quando si vince una stagione così, con una passione e un calore che da ben poche parti si riescono a trovare in serie D. Volano secchiate d'acqua e c'è l'assedio agli spogliatoi dove i giocatori cantano a squarciagola "Su di noi", festeggiano con mister Iacolino, lo staff e tutta la dirigenza. Sono scene splendide, che rimarranno nella storia di questa società, di questa tifoseria, perchè una squadra senza tifosi non è altro che un'azienda con poco futuro. Poi tutti a casa, e alle 20 appuntamento in piazza Marconi, dove già dal pomeriggio era stato allestito un palco con l'animazione di Radio Gamma per permettere anche a chi non poteva venire in trasferta di seguire quanto stava accadendo ai Grigi in terra ligure. E in serata il colpo d'occhio straordinario della piazza, con oltre 2000 tifosi a cantare, sventolare sciarpe e bandiere, a guardare il video dei gol di quest'anno realizzato dal sottoscritto, ad accendere fumogeni e ad aspettare la squadra. Che arriva alle 20.30, a bordo di un pullman che viene letteralmente assaltato dalla gente non appena entra in piazza: alcuni giocatori salgono sul tetto del mezzo a festeggiare, e a fare le riprese con i cellulari della piazza e della sua tifoseria. Visibile l'emozione e la gioia sui volti di tutti, con Daleno che a chiare lettere dice "Aspettate un attimo che queste cose l'anno prossimo non le vedo più". C'è gente arrampicata ovunque: sulle panchine, sul palco (che rischia anche di crollare), sulla statua. Poi tutti sul palco a festeggiare e a saltare, con i giocatori applauditi e chiamati a gran voce, insieme al mister e alla dirigenza. C'è tempo anche per qualche sfottò ai cugini nerostellati e poi, passate le 22, dopo autografi e sorrisi la festa finisce con i giocatori che abbandonano piazza Marconi sul pullman, seguito dai tifosi che lo accompagnano all'uscita che porta a piazza Garibaldi. Sono queste le scene che Alessandria merita di vivere ogni anno, ad ogni fine campionato. E se qualcuno ha ancora da ridire sui colori grigi, sul fatto che Alessandria sia una città priva di passione e con una squadra che non avrà mai futuro, beh, finalmente può essere tacciato una volta per tutte. Davanti ad una vittoria devastante, conquistata sul campo e sugli spalti, la prima per questa dirigenza, per Bianchi e la sua società: ma una vittoria che si devono godere soprattutto le persone che di questa squadra ne sono state il motore "nascosto", da Zanaboni a Claudia Carrega, da Anselmo a Trisoglio a Marzocchi. E soprattutto una vittoria per Braghin, che ieri non era neanche a festeggiare, e Ferrero, che dovrebbe imparare a riconoscere i propri meriti in una vittoria che è anche sua. Ora si pensa a domenica, alla grande festa che ci sarà anche al Moccagatta per la gara interna contro il Rivoli: è già tutto pronto da una quindicina di giorni, resta solo l'attesa di questa settimana per poter festeggiare ancora la Capolista.
Sul campo il 2-2, ottenuto senza strafare ma senza neppure subire troppo. Con tutti i tifosi, anche quelli giunti in treno, che beffano lo sciopero costringendo l'InterCity diretto a Napoli ad una fermata straordinaria a Lavagna: anche questa è una vittoria. A fine partita il cancello del settore ospiti si spalanca e in pochi istanti "libera" la tifoseria dalle recinzioni e dalle cancellate: c'è solo più spazio per gli abbracci, le bandiere, le sciarpe, i cori. I giocatori sono i primi a farne le spese e nel giro di pochi secondi sono costretti a festeggiare in mutande. Sai che sacrificio, quando si vince una stagione così, con una passione e un calore che da ben poche parti si riescono a trovare in serie D. Volano secchiate d'acqua e c'è l'assedio agli spogliatoi dove i giocatori cantano a squarciagola "Su di noi", festeggiano con mister Iacolino, lo staff e tutta la dirigenza. Sono scene splendide, che rimarranno nella storia di questa società, di questa tifoseria, perchè una squadra senza tifosi non è altro che un'azienda con poco futuro. Poi tutti a casa, e alle 20 appuntamento in piazza Marconi, dove già dal pomeriggio era stato allestito un palco con l'animazione di Radio Gamma per permettere anche a chi non poteva venire in trasferta di seguire quanto stava accadendo ai Grigi in terra ligure. E in serata il colpo d'occhio straordinario della piazza, con oltre 2000 tifosi a cantare, sventolare sciarpe e bandiere, a guardare il video dei gol di quest'anno realizzato dal sottoscritto, ad accendere fumogeni e ad aspettare la squadra. Che arriva alle 20.30, a bordo di un pullman che viene letteralmente assaltato dalla gente non appena entra in piazza: alcuni giocatori salgono sul tetto del mezzo a festeggiare, e a fare le riprese con i cellulari della piazza e della sua tifoseria. Visibile l'emozione e la gioia sui volti di tutti, con Daleno che a chiare lettere dice "Aspettate un attimo che queste cose l'anno prossimo non le vedo più". C'è gente arrampicata ovunque: sulle panchine, sul palco (che rischia anche di crollare), sulla statua. Poi tutti sul palco a festeggiare e a saltare, con i giocatori applauditi e chiamati a gran voce, insieme al mister e alla dirigenza. C'è tempo anche per qualche sfottò ai cugini nerostellati e poi, passate le 22, dopo autografi e sorrisi la festa finisce con i giocatori che abbandonano piazza Marconi sul pullman, seguito dai tifosi che lo accompagnano all'uscita che porta a piazza Garibaldi. Sono queste le scene che Alessandria merita di vivere ogni anno, ad ogni fine campionato. E se qualcuno ha ancora da ridire sui colori grigi, sul fatto che Alessandria sia una città priva di passione e con una squadra che non avrà mai futuro, beh, finalmente può essere tacciato una volta per tutte. Davanti ad una vittoria devastante, conquistata sul campo e sugli spalti, la prima per questa dirigenza, per Bianchi e la sua società: ma una vittoria che si devono godere soprattutto le persone che di questa squadra ne sono state il motore "nascosto", da Zanaboni a Claudia Carrega, da Anselmo a Trisoglio a Marzocchi. E soprattutto una vittoria per Braghin, che ieri non era neanche a festeggiare, e Ferrero, che dovrebbe imparare a riconoscere i propri meriti in una vittoria che è anche sua. Ora si pensa a domenica, alla grande festa che ci sarà anche al Moccagatta per la gara interna contro il Rivoli: è già tutto pronto da una quindicina di giorni, resta solo l'attesa di questa settimana per poter festeggiare ancora la Capolista.
Agenfax 31/03/2008 Condividi
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