Il sogno diventa realtà: al ‘Riboli’ di Lavagna un pareggio che riporta l’Alessandria tra i professionisti
Un solo grido: ‘C2, ci siamo’
Bianchi: ‘Spettacolo entusiasmante. Grazie a tutti’. Una promozione che deve diventare la svolta
La liberazione. La fine di un incubo. Il sogno che diventa realtà. La risurrezione, anche a
costo di passare per blasfemi. Perché c’è molto di ‘sacro’ anche in una promozione aspettata, tante volte annunciata, che finalmente diventa certezza. Una promozione che significa ritorno nel calcio che conta, il professionismo: in questi anni ce l’hanno detto in tanti, quasi a farci stancare di sentirlo. «L’Alessandria non c’entra nulla con la serie D»: già, però era sempre lì, più mediocre che brillante, più scialba che convincente. Quest’anno no, si è capito fin da subito che sarebbe
stata l’annata giusta: dalla scelta degli uomini, di Iacolino e dei giocatori, dalla capacità di restare in scia a chi, la Biellese, aveva avuto la fortuna di un calendario più morbido in avvio.
I lanieri sempre vincenti, eppure i grigi sempre lì, attaccati: una squadra che è riuscita, in poche settimane, a passare dal -4 al +14, se non è prova di autorità e di forza questa, cosa pretendere
di più? Iacolino sostiene che la C2 i grigi l’hanno conquistata quando non hanno perso contatto
da chi non sbagliava un colpo. Sicuramente la partita perfetta, alla penultima di andata, con la Biellese, ha aggiunto argomenti, convinzione e punti. Ieri, al ‘Riboli’, l’ultimo atto di un capolavoro, da fare dire al presidente Gianni Bianchi «spettacolo entusiasmante
». Per la partita, certo, perché anche un pareggio può piacere se ha gol, emozioni, voglia di esserci. Spettacolo sicuramente per la cornice, per quegli 800 che sono arrivati
a Lavagna con ogni mezzo, treno, auto e pullman e, alla fine, hanno iniziato il loro ‘carosello’
per le strade della cittadina ligure, salutati dagli applausi dei padroni di casa, perché il calcio, a volte, regala anche queste pagine ed è un privilegio poter dire di esserne stato parte, in campo, sugli spalti, con un computer sulle ginocchia per annotare tutto di una giornata che non ci stancheremmo mai di rivivere. È solo C2, potrà obiettare qualcuno. È soprattutto C2 replichiamo, perché il peso di questa promozione è enorme, forse più di quanto non si riesca a pensare a caldo, quando la gioia prende il sopravvento, dopo lo spavento per il vantaggio di Draca e le due occasioni fallite, sottoporta, da Artico prima di realizzare la più difficile. E poi l’euforia travolgente di un gol bellissimo come quello di Daleno, un pizzico di rabbia quando Ghiggeri
pareggia. Questa partita è molto di più del 2-2: è quel coro per Claudio Maselli, prima del fischio d’inizio, «uno di noi», gli cantano i tifosi, ed è vero, Maselli ha molto grigio e si commuove
guardando, alla fine, il campo dove c’è solo grigio, pensando chissà a quella domenica di giugno al ‘Giglio’ di Reggio Emilia. È il giorno del passaggio di testimone, tra due allenatori che sanno vincere: Iacolino può aprire un ciclo, lui vuole farlo, anche per questo ci sentiamo di dire che quella conquistata ieri non è ‘solo’ C2. Non lo è perché suggella la nascita di un feeling, tra Gianni Bianchi e i tifosi: il presidente imperturbabile di scioglie e, sul palco in piazza Marconi,
al ritorno da Lavagna, balla con i giocatori e con i tifosi. Ringrazia tutti, «i giocatori, il nostro grandissimo mister, tutto lo staff, i soci che hanno lavorato al mio fianco, la mia
famiglia, le persone che mi hanno sostenuto e incoraggiato anche nei momenti
difficili». Ringrazia soprattutto la gente che gli ha insegnato cosa significa
avere il grigio nel cuore. La lezione più bella. Maglie e pantaloncini sono già cimeli: la festa continua negli spogliatoi Mimma Caligaris L’abbraccio a Iacolino, grande condottiero.
Poi, anche per lui, e per il presidente Bianchi, il rito della doccia.
Il Piccolo 31/03/2008 pag.16
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Un solo grido: ‘C2, ci siamo’
Bianchi: ‘Spettacolo entusiasmante. Grazie a tutti’. Una promozione che deve diventare la svolta
La liberazione. La fine di un incubo. Il sogno che diventa realtà. La risurrezione, anche a
costo di passare per blasfemi. Perché c’è molto di ‘sacro’ anche in una promozione aspettata, tante volte annunciata, che finalmente diventa certezza. Una promozione che significa ritorno nel calcio che conta, il professionismo: in questi anni ce l’hanno detto in tanti, quasi a farci stancare di sentirlo. «L’Alessandria non c’entra nulla con la serie D»: già, però era sempre lì, più mediocre che brillante, più scialba che convincente. Quest’anno no, si è capito fin da subito che sarebbe
stata l’annata giusta: dalla scelta degli uomini, di Iacolino e dei giocatori, dalla capacità di restare in scia a chi, la Biellese, aveva avuto la fortuna di un calendario più morbido in avvio.
I lanieri sempre vincenti, eppure i grigi sempre lì, attaccati: una squadra che è riuscita, in poche settimane, a passare dal -4 al +14, se non è prova di autorità e di forza questa, cosa pretendere
di più? Iacolino sostiene che la C2 i grigi l’hanno conquistata quando non hanno perso contatto
da chi non sbagliava un colpo. Sicuramente la partita perfetta, alla penultima di andata, con la Biellese, ha aggiunto argomenti, convinzione e punti. Ieri, al ‘Riboli’, l’ultimo atto di un capolavoro, da fare dire al presidente Gianni Bianchi «spettacolo entusiasmante
». Per la partita, certo, perché anche un pareggio può piacere se ha gol, emozioni, voglia di esserci. Spettacolo sicuramente per la cornice, per quegli 800 che sono arrivati
a Lavagna con ogni mezzo, treno, auto e pullman e, alla fine, hanno iniziato il loro ‘carosello’
per le strade della cittadina ligure, salutati dagli applausi dei padroni di casa, perché il calcio, a volte, regala anche queste pagine ed è un privilegio poter dire di esserne stato parte, in campo, sugli spalti, con un computer sulle ginocchia per annotare tutto di una giornata che non ci stancheremmo mai di rivivere. È solo C2, potrà obiettare qualcuno. È soprattutto C2 replichiamo, perché il peso di questa promozione è enorme, forse più di quanto non si riesca a pensare a caldo, quando la gioia prende il sopravvento, dopo lo spavento per il vantaggio di Draca e le due occasioni fallite, sottoporta, da Artico prima di realizzare la più difficile. E poi l’euforia travolgente di un gol bellissimo come quello di Daleno, un pizzico di rabbia quando Ghiggeri
pareggia. Questa partita è molto di più del 2-2: è quel coro per Claudio Maselli, prima del fischio d’inizio, «uno di noi», gli cantano i tifosi, ed è vero, Maselli ha molto grigio e si commuove
guardando, alla fine, il campo dove c’è solo grigio, pensando chissà a quella domenica di giugno al ‘Giglio’ di Reggio Emilia. È il giorno del passaggio di testimone, tra due allenatori che sanno vincere: Iacolino può aprire un ciclo, lui vuole farlo, anche per questo ci sentiamo di dire che quella conquistata ieri non è ‘solo’ C2. Non lo è perché suggella la nascita di un feeling, tra Gianni Bianchi e i tifosi: il presidente imperturbabile di scioglie e, sul palco in piazza Marconi,
al ritorno da Lavagna, balla con i giocatori e con i tifosi. Ringrazia tutti, «i giocatori, il nostro grandissimo mister, tutto lo staff, i soci che hanno lavorato al mio fianco, la mia
famiglia, le persone che mi hanno sostenuto e incoraggiato anche nei momenti
difficili». Ringrazia soprattutto la gente che gli ha insegnato cosa significa
avere il grigio nel cuore. La lezione più bella. Maglie e pantaloncini sono già cimeli: la festa continua negli spogliatoi Mimma Caligaris L’abbraccio a Iacolino, grande condottiero.
Poi, anche per lui, e per il presidente Bianchi, il rito della doccia.
Il Piccolo 31/03/2008 pag.16
1 commento:
Leggete questo articolo fatto dai Savonesi sul loro blog:
http://biancoblutimes.blogspot.com/2008/04/degli-infiltrati-biancoblu-nella-bolgia.html
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